Quando l’assessment diventa un’avventura: il recruiting game che cambia le regole della selezione

Parigi, Museo del Louvre. Sono le otto del mattino quando un’analisi condotta con tecnologie avanzate rivela qualcosa di impensabile: la Gioconda esposta al pubblico potrebbe non essere l’originale. Un falso perfetto, capace di ingannare esperti e visitatori per mesi, forse per anni. La vera Monna Lisa di Leonardo da Vinci è scomparsa.

Da questa domanda – e se ciò che abbiamo sempre considerato autentico non lo fosse mai stato? – nasce un nuovo modo di pensare l’assessment e il recruiting. Un approccio che abbandona i test tradizionali per trasformare la selezione in un’esperienza narrativa, immersiva e sorprendentemente efficace.

Il candidato non risponde a un test, entra in una storia

Nel recruiting game sviluppato da Grifo Multimedia, il candidato non è più un osservatore passivo chiamato a rispondere a domande astratte. Diventa il protagonista di una storia. È un giovane investigatore appena assegnato alla squadra del Commissario Filippo Maria Ranieri, un detective leggendario e fuori dagli schemi, chiamato a risolvere uno dei misteri più delicati della storia dell’arte. Il tempo a disposizione è limitato: sette giorni per scoprire la verità prima che la notizia diventi pubblica e scateni uno scandalo internazionale.

L’indagine si snoda tra indizi nascosti, piste fuorvianti e decisioni da prendere sotto pressione. Il candidato è costretto a collaborare con un team eterogeneo, a interpretare segnali ambigui, a scegliere come agire quando le informazioni sono incomplete. In altre parole, fa esattamente ciò che gli sarà richiesto nel mondo del lavoro. Solo che lo fa all’interno di una storia capace di coinvolgerlo emotivamente e mantenerne alta l’attenzione dall’inizio alla fine.

Perché lo storytelling funziona anche nella selezione

È qui che lo storytelling mostra tutta la sua forza. Inserire l’assessment in una narrazione avvincente non è una scelta estetica, ma una strategia precisa. Quando una persona è immersa in una storia, smette di “rispondere al test” e inizia a comportarsi in modo autentico. L’ansia tipica delle prove di selezione si riduce, l’esperienza diventa memorabile e i comportamenti osservati risultano molto più vicini a quelli reali.

Il gioco è costruito per valutare cinque soft skill chiave attraverso situazioni concrete e minigame avanzati. Ogni decisione proposta ha un focus principale, come il problem solving o il team working, ma – proprio come accade nella realtà – nessuna scelta è mai legata a una sola competenza.

Una valutazione più realistica delle soft skill

Una soluzione creativa può rivelare capacità di leadership, una decisione rapida può mostrare adattabilità, una proposta condivisa può raccontare il modo in cui una persona lavora in squadra. Il sistema di valutazione tiene conto di questa complessità, attribuendo punteggi che riflettono l’interazione tra più competenze.

Questo approccio consente una lettura molto più realistica del profilo del candidato. Non emergono etichette rigide, ma pattern di comportamento. Un candidato può dimostrarsi eccellente nel risolvere problemi complessi e, allo stesso tempo, avere margini di crescita nella collaborazione. Informazioni preziose per chi seleziona, soprattutto quando si tratta di ruoli junior, dove il potenziale conta quanto – se non più – dell’esperienza pregressa.

Dall’esperienza di gioco ai dati per i recruiter

Al termine dell’esperienza di gioco, i recruiter hanno accesso a una piattaforma di backend che restituisce report dettagliati per ogni candidato. Non si tratta solo di punteggi, ma di vere e proprie letture interpretative del profilo. Oltre alla valutazione delle singole soft skill, il sistema restituisce una sintesi narrativa che evidenzia punti di forza, aree di sviluppo e possibili ruoli di inserimento.

Nei report avanzati, i dati vengono visualizzati anche attraverso strumenti come lo spider chart, offrendo una visione immediata e strategica del potenziale di ciascun profilo, insieme a suggerimenti utili per l’onboarding e la crescita futura.

In un mercato del lavoro in cui l’esperienza del candidato è sempre più centrale e le aziende competono anche sul piano dell’employer branding, questo tipo di assessment rappresenta un cambio di paradigma. Non solo selezione, ma relazione. Non solo valutazione, ma scoperta.

Perché, in fondo, scegliere una persona non è molto diverso dal risolvere un’indagine complessa: non conta soltanto la risposta giusta, ma il percorso, le decisioni prese lungo il cammino e il modo in cui si lavora insieme agli altri.

E a volte, per scoprire il vero valore di un candidato, basta invitarlo a risolvere un mistero.

 



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